Licio Gelli is dead, not the gellism

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L’idea che un simbolo della mala storia contemporanea sia morto, tanto è vera quanto appare lontana dalla realtà. Licio Gelli si è spento martedì 15 dicembre nella sua Villa Wanda all’età di 96 anni. Anche se questo sancisce la fine di un’epoca, non si può certo affermare, al contrario, che il gellismo si possa ritener morto. Come per il Divo, tanti sono stati i nomignoli a lui attribuiti ma, Venerabile, fu quello che lo portò alla ribalta nelle vicende oscure dell’Italia della ricostruzione.

Erano le prime ore dell’alba fra il 16 e il 17 marzo 1981 quando l’Italia si svegliò o, quantomeno, così credette. Alle sue spalle si stavano facendo i preparativi per il “Piano di rinascita democratica”; fino ad allora, di Gelli, poco si parlava ma lui era il maestro, lui era la mente, lui era il burattinaio insomma, lui era il Venerabile della Loggia massonica “Propaganda 2”, comunemente chiamata P2.

Ma cos’era P2? Cos’era “il Piano”? E, soprattutto chi era Gelli Licio?

Licio_Gelli_tessera_fascioA ritroso. Figlio di un facoltoso proprietario terriero, Licio nasce a Pistoia il 21 aprile 1919. Giovane si arruola volontario e partecipa alla Guerra civile spagnola; «morirò fascista» ha sempre affermato e di certo così fu la sua vita soprattutto in tempo di guerra. Dalla federazione fascista alla Repubblica di Salò anche se, vista l’impossibilità alla vittoria fascista, abilmente fece suo (come tanti) il doppiogiochismo diventando partigiano. Il dopo è tutto fra fantascientifiche ipotesi, mezze verità, leggenda, mito, carte giudiziarie, condanne e la tomba che oggi contiene le sue spoglia mortali.

Dai rapporti con la CIA a quelli con l’Intelligence, dalla Gladio al fallito Golpe Borghese e poi crack e falso rapimento Sindona nonché crack del Banco Ambrosiano e omicidio del suo presidente Roberto Calvi, omicidio Carmine Pecorelli detto Mino, omicidio Olof Palme, omicidio anzi decapitazione del criminologo Aldo Semerari, finanziamenti “particolari” della Fiat alla massoneria, caso Ellen Kollbrunner, caso Sipra Rizzoli, Caso Eni-Petronim, caso Rizzoli-Corriere della Sera, scandali finanziari legati all’Istituto Opere Religiose (filo che lega indissolubilmente la Chiesa e l’allora Papa Giovanni Paolo II, lo Ior e il suo presidente, l’arcivesvo massone -tessera P2 43/649- Paul Marcinkus).

Gelli Calvi Sindona Marcikus

E altro ancora fin qui conosciuto come la rocambolesca fuga nel mattino di ferragosto del 1977 dell’ufficiale tedesco Herbert Kappler, responsabile almeno del Massacro delle Fosse Ardeatine, la deportazione in massa di 1023 ebrei ad Auschwitz di cui se ne salvarono appena 16 (15 uomini e una donna) e del rastrellamento del Quadraro. Si dica rocambolesca perché fuggì gravemente malato da un ospedale militare -Celio di Roma- in cui era detenuto come prigioniera di guerra (in tempo di pace?!) su di una Fiat 131 che poi fuse il motore e salì, dunque, su una Audi alla volta della Germania perché, in realtà, l’aereo che lo aspettava ebbe un’avaria al motore. Voglio far presente che lo status di “prigioniero di guerra”, per prima cosa, è del tutto anomalo in tempo di pace (capirete bene il perché!) e, in secondo luogo, detto status da diritto alla fuga; particolare di cui si avvalsero le autorità tedesche dell’allora Germania Ovest per non dare seguito alle richieste di estradizione, formalizzate dal governo italiano, del cittadino tedesco.

Tutta la vita di Gelli, e della P2 da lui capitanata, è stata intrisa di avvenimenti che hanno sconvolto e, di fatto, cambiato l’Italia. Persino la sua morte.

Non ho citato i rapporti con la banda della Magliana e dei Marsigliesi, gli altri illustri rapimenti e omicidi, i colpi di Stato falliti o meno, le stragi (Bologna, Italicus, Ustica eccetera eccetera eccetera) ma credo che un quadro del personaggio e dei suoi gregari sia stato più o meno fatto.

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Questo era Licio Gelli e questo era la loggia massonica “Propaganda 2”; un coacervo di illustri personaggi di tutto il mondo che tentava, in vari modi e maniere, di dettare le linee del potere, potere democratico come dimostra il “Piano”. Detto progetto, poteva contare dell’affiliazione alla Loggia di quasi tutte le più alte cariche militari in Italia (fra i Generali, solo Carlo Alberto dalla Chiesa non era fra i nominati. Tant’è che…), di noti industriali, giornalisti, di politici e persino principi decaduti; esso consisteva nell’assorbimento degli apparati democratici della nostra società tramite punti che, negli anni e nei governi succeduti, hanno trovato in buona parte accoglimento. Un vero e proprio programma politico (come non se ne vedono da tempo -sigh-) che non intendeva passare dal sistema democratico introdotto per mezzo della Costituzione.

Martedì 15 dicembre, poco prima delle 23, si è spento a Villa Wanda un simbolo del nostro Paese. Ma, se Licio Gelli è morto, il gellismo, per quanto ancora resterà nelle nostre realtà e nelle nostre istituzioni? …perché di certo morto non è!

 

Mercoledì 16 dicembre 2015

Simone Caminada

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