Per i morti di Reggio Emilia

In una notte in cui non riuscivo a dormire e continuavo a girarmi nel letto, capii che dovevo alzarmi, accendere la mia telecamera e cantare questa canzone: lo dovevo fare per me; lo dovevo fare per sentirmi in pace con me stesso e con la notte che chiedeva le sue ore; lo dovevo fare perché lo dovevo fare.

Assolutamente cantata in modo non intonato, assolutamente fuori tempo, senza accompagnamento, senza base ne altro, questa canzone riesce comunque a mettermi il pugno sul cuore e a farmi sentire “compagno”.

Perché questo? Perché ci sono canzoni ed interpretazioni che ti entrano cuore e questa, che fa il verso all’interpretazione di Fausto Amodei, è una interpretazione stonata ma da chi vive da “compagno” e sa che “chi ha compagni non morirà”. E scusate se intendo condividere il mio esser stonato – soprattutto – ma il mio è un cuore italiano che ama il tricolore ma che da sempre sventola una unica bandiera; bandiera rossa.

Non c’è niente di male nel dire questo, non seguo il calcio, non seguo la politica di oggi perché poco m’infiamma l’animo; forse sono un nostalgico, forse un folle ma, sicuramente, sono un disorientato in questo clima degenerato e degenerante che fa prigioniero il senso stesso di fare politica oggi.

Chiedendo scusa al Maestro e compagno Amodei, lo ringrazio per tutto quel che ci ha dato.

Simone Caminada

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