Intervista a Simone (chiacchiera và!)

un anno fa capitò che una collega blogger del sud mi fece un’intervista…

Valeria d'Agostino
Valeria d’Agostino

…ed io chiacchierai con lei di me, di voi, dei blog e del sud; seguitemi

Sommessa-Mente (…ma non troppo)

di Valeria d’Agostino

intervista a Simone Caminada -blogger e maestro d’arte-

rilasciata in data 13 Marzo 1015 per il sito MANIFEST

Premessa di Valeria:

“Tenendo fede alla posizione heideggeriana per cui «la curiosità è una caratteristica tendenza d’essere dell’essere-ci», vi basti ad ora tutto e quel poco che è questo per sapere che, chi scrive su Non Quotidiano, ad oggi ‘è’, ed è persona curiosa del più che si trova a disporre e che di lei dispone.”

io parlo troppo...
Convegno a Girifalco (CZ) 2015

Questa è solo una delle tracce curiose che lascia, dietro sé, il blog diretto dal Maestro d’arte Simone Caminada, una persona curiosa almeno quanto me! Simone l’ho conosciuto a Girifalco qualche mese fa durante un convegno su arte e lavoro organizzato per la città, dall’associazione Workinprogress.
Lui, al centro del tavolo dei relatori, è quello che mi ha colpito maggiormente. Oltre ad essersi rivelato preparato sui temi in discussione, è stato anche molto simpatico; dopo un’ora di dissertazioni fra l’arte di Koons e la filosofia di Nietzsche, infatti, si allontana dall’aula prendendosi cinque minuti per riflettere sul proprio intervento raccontando qualche barzelletta a mio fratello.
Successivamente, la sua e la mia curiosità si incontrano nuovamente sul web. Lui incomincia ad elaborare nuovi concetti in merito ai temi trattati a Girifalco in vista del suo imminente ritorno ed io, virtualmente, lo seguo sul suo blog chiedendomi se fosse disponibile a sostenere una chiacchiera con me sul meridione. E se una risposta, per essere data, ha quasi sempre bisogno di una domanda posta, non mi rimaneva che telefonargli.

Ecco cosa ne è venuto fuori… SOMMESSA-MENTE (…ma non troppo!)

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Devo dire che rimane molto affascinate l’idea di un’intervista o, per meglio definirla, chiacchiera informale che inizia con una domanda sul Sud Italia e si conclude con la possibilità di dispensare “buoni” consigli ai giovani amici scrittori e blogger; ti dà modo di spaziare in un tale ampio raggio d’azione, da dovere sperar di non addormentare il lettore proprio sul più bello. O sarà forse questo lo scopo? No, non credo anzi, per evitare tutto ciò vorrei iniziare subito entrando nel merito.

manifestQual è la tua idea del Sud?
Il sud? Il Sud è uno spettacolo mancato, un pensiero inespresso. Un coito interrotto. In verità io credo che il meridione abbia molte delle caratteristiche, delle potenzialità e dei valori culturali che l’Italia intera dovrebbe, per proprio interesse, riuscire a “sfruttare”, quantomeno, nei modi diametralmente opposti a quelli in uso in questi secoli “moderni”. E “civili”!

Credi la Calabria sia una terra ricca di storia, arte e cultura?
Dire che la Calabria è una terra ricca di storia, arte e cultura credo sia pari a voler ghettizzare o meglio, metter dei tag, degli hashtag, insomma delle etichette fuorvianti alla stessa idea di ricchezza. Tutto il mondo e soprattutto l’Italia, come culla della civiltà, è patrimonio immenso che deve essere custodito e rispettato. È dunque sulla domanda che aleggia in me il dubbio che sta a monte del questionare stesso ovvero, «perché mi si chiede di palesare l’ovvio?».

Certo, non potrei discordare da un quesito postomi in tal maniera anzi, sono convinto che la Calabria sia persino terra ancora inesplorata in molte sue bellezze e sfaccettature. Infatti, a confronto di altre non così meritevoli, credo sia stata terra inascoltata al frangersi delle onde sulla spiaggia di Roccella Jonica o Soverato, per esempio. Oppure, fra i monti della Sila, non si è ben udito il silenzio degli alberi che raccontano di storie passate e vissute fra San Giovanni in Fiore e Petilia e, già che ci siamo, anche a Spezzano Piccolo -perché no?!-. E poi il rumore, quello della gente che trovo a Girifalco e a Vallefiorita e ancora, a Cortale e a Maida.
Ecco il peccato cui volevo alludere: la gente. La gente non solo è la ricchezza prima, ma anche la sua storia, la sua arte, la sua cultura. Quando un luogo “crea” la sua gente, la crea a propria immagine e somiglianza; forse, non si è ancora bene inteso il silenzio come il rumore della Calabria o come di mille altri posti, espressioni magnifiche di terre e di popoli.
Credo che ciò sia l’inconscio male che ci porta, incolpevoli, a porre domande in tal maniera.

Com’è la situazione, oggi, del livello culturale, soprattutto nei giovani?
La situazione è frizzante, addirittura entusiasmante. Per quanto concerne la diffusione delle idee e della cultura, siamo nel momento storico più compromettente dall’incombere dei media -e di internet- ad oggi. Compromettente in quanto ci dà modo di cadere nel vuoto più totale della disinformazione mainstream o di dare quel “colpo di reni” che ci fa esser cittadini partecipi. Tutto ciò è a dir poco frizzante.
Il livello culturale? Sono convinto che i social e la situazione attuale abbiano contribuito notevolmente ad alzare l’interesse partecipativo dei giovani, anche dal punto di vista culturale e politico. Mi dissocio totalmente da quanti dicono che noi siamo culturalmente lavativi, mi dissocio totalmente dalle opinioni giornalistiche che vogliono lo studente disimpegnato socialmente. I giovani sono più vivi che mai.

Credi possa essere un’arma avvincente?
Mi piace “avvincente”, dà l’idea di “muoversi con”.

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Con Alberto Perino

La cultura è sicuramente l’arma migliore che una Nazione può offrire al suo popolo… purtroppo la nostra preferisce gli F35! «Siamo in guerra» «Ah sì, e con chi?» «Bah!»

Ecco perché ritengo che i giovani, oggi più di ieri, siano padroni -ma sempre rei- del proprio avvenire. Tutta questa ribellione, quest’aria di rinnovamento che sembra arrivi anche in e dal Parlamento, tutti questi animali dissidenti e strani che vagano dalla Val Susa a Niscemi, a Gerbido e in centinaia di piazze italiane, fanno male al “potere” ma fanno bene ai veri titolari del Potere: il popolo. Scusate i termini Dipietristi ma, se è vero come è vero che la cultura è l’espressione cardine di un popolo, ecco perché credo proprio che tu, Valeria, non abbia torto a parlar di Cultura come “arma avvincente”.

Un filtro attraverso cui “costruire” laddove invece la mafia e il malaffare “distruggono”?
La cultura non guardiamola come filtro bensì come forza che viene spesso arginata attraverso i pindarici voli e “giochi di nonsense” da quelle persone che “sanno”, ma non intendono con-dividere. Perché la cultura è divisione-con che, oltretutto, non deve essere “di parte”. Se gli storici, per esempio e per primi, riconoscessero il valore dell’oggettività nel momento in cui riportano verità storiche e ammettessero le millenarie storpiature perpetrate ai danni della Realtà, farebbero null’altro che cultura cosciente e rispettosa della Storia, la nostra.

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Presentazione del Progetto “Bandiera della Legalità” nelle scuole superiori. Savona 2013

Anche questo, non crediate il contrario, si avvicina all’idea di mafia e malaffare che distrugge. Per quanto concerne poi il sistema mafioso, credo che debba assumere una posizione marginale nel dibattito comune e questo può accadere, in primis, attraverso e grazie a coloro che detengono il “potere”.
Il compito sociale poi di chi scrive su giornali e riviste o va in televisione, potrebbe e dovrebbe essere, per esempio, quello di anteporre all’ennesima sparatoria il concorso di ballo della scuola elementare vattelapesca in prima pagina.
Apro una piccola parentesi.

Mentre vi scrivo questo testo/chiacchiera, mi trovo in Buenos Aires (Argentina) per seguire il dibattito politico culturale del Foro Internazionale “Emancipación e Igualdad”. Dico questo perché sto notando che qui, le maggiori testate giornalistiche, riportano l’evento giorno per giorno e molte lo fanno già dalla seconda pagina; neanche fosse il nostro amato Festival di Sanremo!

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Teatro Cervantes – Buenos Aires – 2015

Con tutto ciò vorrei unicamente farvi riflettere sul fatto che, se noi scrivessimo e documentassimo con maggior rilievo quel che di buono c’è nelle nostre comunità e il malaffare non fosse più esclusiva notizia da prime pagine, la cultura sociale ne uscirebbe certamente vincitrice. Utopia? No, ci vorrebbe impegno, costanza e tanta lungimiranza per veder l’effettiva resa.

Hai un blog. Qual è il tuo consiglio ai ragazzi sulla scrittura?
Devo fare una piccola premessa, apro anche qui una piccola ma ultima parentesi. Da quando ho fondato NON QUOTIDIANO, anche se non posso certo definirmi un grande competente in molte delle materie che mi vedono protagonista o comprimario, periodicamente ricevo, dagli autori, testi e libri di vario genere o vengo invitato a discutere all’interno di dibattiti. Tutto questo “precoce” movimento che si è venuto a creare intorno al “neo-blogger”, in realtà mi lascia generalmente poco tempo da dedicare alla scrittura all’interno del blog stesso.

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Detto ciò, in questi giorni sto valutando, fra gli altri, un libro di poesie e, come ho già accennato all’autore, lo trovo puerile nel suo esprimer concetti, tanto da non meritar particolare attenzione. Almeno questo è il mio pensiero di “prima battuta” e di solito, un lettore “comune” che prende in mano un libro “qualsiasi” di poesie (per esempio), non è tenuto ad approfondire, se non per via di studi particolari o personali riflessioni; vive la lettura a “prima battuta” e, con tale metrica, la valuta.
Una leggerezza, quella dell’autore di cui sopra, che a lungo io stesso commisi e che tuttora “combatto” al fin di ottenere scritti quantomeno presentabili.
Quindi, il primo e quasi unico consiglio che mi sentirei di dare, potrebbe proprio esser quello di non lasciarsi mai prender troppo dalla passione.
Poche righe sopra citavo il termine con-divisione parlando di cultura; ora mi sento di rimettere in gioco lo stesso termine parlando di passione in quanto, passione incrocia quel particolare stato d’essere in cui qualcosa di esterno a noi domina su noi, come il sentimento o il risentimento. Mai farsi dominare dagli stati d’animo. E la divisione-con ha accheffare con gli stati d’animo!
«Se non l’avessi fatto», «se non l’avessi scritto», «se lui/ se lei mi avesse ascoltato, mi avesse detto» e via discorrendo…
Quante volte ci capita nella vita di trovarci a dire o sentir dire queste frasi? Tutto ciò mi riporta alla mente Platone e l’incontro perfetto fra due persone, descritto come due parti di una mela, altrettanto perfettamente ri-unite. Ecco cosa ritengo possa esser la scrittura, come l’arte; un continuo sbaglio di pensieri e di azioni che portano all’altra metà della mela. Appunto come in amore. Quante volte abbiamo pensato di avere nel cuore l’uomo o la donna giusta per noi prima di accorgerci che “la mela” non coincideva? L’altra metà c’è per tutti, basta non arrendersi cercando di capire prima se stessi per capire meglio gli altri. Appunto come nella scrittura.

(ph. Alessandro Altavilla)

intervista in data 13 Marzo 1014 – leggila su sito MANIFEST

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